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Piccoli eventi (più) sostenibili: la quinta GGDMarche

Quanto è difficile organizzare un evento cercando di renderlo più sostenibile?

Anche in Italia ci sono ormai molte realtà che forniscono consulenze, supporto e certificazioni per eventi a basso impatto e, quando è possibile, è utile seguire un iter formalizzato accompagnati da professionisti.
Non è però detto che in ogni occasione ci si possa rivolgere a terzi per usufruire di servizi di audit e supporto. Anzi, se ci si pensa bene, sono molte le situazioni in cui ci si ritrova a organizzare eventi di piccole dimensioni all’insegna del volontariato e della buona volontà. E nella maggior parte di questi casi – se vi è capitato lo sapete bene – non è economicamente sostenibile pagare un servizio esterno.

Bisogna quindi rassegnarsi e lasciar perdere? Oppure è comunque possibile fare qualcosa che, anche se non porterà a una certificazione, potrà in parte ridurre qualche spreco e, soprattutto, aiutarci a entrare in un’ottica differente e scoprire soluzioni alternative?

Credo che valga sempre la pena provare a mettere in pratica qualche accorgimento, anche per capire fino a che punto ci si riesce a spingere, dove si trovano difficoltà, ecc.
È quello che abbiamo fatto durante l’organizzazione del quinto appuntamento Girl Geek Dinners Marche. Abbiamo scelto come tema il rapporto fra sostenibilità ambientale e tecnologia e abbiamo colto l’occasione per provare a rendere l’evento stesso un po’ più “verde”.
Come? Facendo delle scelte, provando a rinunciare a cose usuali nel mondo della comunicazione, ma spesso di dubbia utilità e cercando di pensare in maniera più coerente ogni nostra azione.
Non è semplice, certo, anche perchè spesso bisogna mettere d’accordo persone ed esigenze diverse, ma vale comunque la pena provarci.

Nel caso della quinta GGD MarcheGeek&Green. Come usare la tecnologia per essere (più) sostenibili - La sostenibilità ambientale dall’offline all’online e ritorno” siamo riuscite a mettere in pratica una serie di principi di base: dalla scelta del locale alle riflessioni sui gadget, dalla riduzione delle stampe al coinvolgimento di partner in linea con il nostro intento. Ci siamo scontrate con una serie di scelte semplici sulla carta, ma affatto facili da mettere in pratica.
La difficoltà più grande è, forse, uscire da una logica che conosciamo fin troppo bene e cercare delle alternative o, perchè no, scegliere consapevolmente di rinunciare ad alcune cose. Anche quando la tentazione è forte. Anche quando la soluzione meno sostenibile è – incredibilmente – gratis.

Abbiamo raccontato brevemente cosa abbiamo fatto sul sito ufficiale del gruppo GGD Marche, per fare il punto della situazione e, soprattutto, comunicare al nostro pubblico gli intenti dell’evento.
Certo, chissà quante altre cose avremmo potuto fare, ma come primo esperimento non mi sembra per niente male ;)

Mancano ancora due settimane all’evento, riusciremo a filare dritto e a non cadere in tentazione? Se siete girl e geek, perchè non venite a chiedercelo di persona il 16 marzo? ;)

Teoria e pratica degli eventi sostenibili in Italia – La ricerca

Che cosa è la sostenibilità? Come si spiega il successo che questo termine ha avuto negli ultimi anni, finendo sulla bocca di tutti?
Che cosa sono, oggi, gli eventi sostenibili in Italia? E quanto i buoni propositi degli organizzatori riescono a trovare un punto di arrivo nella pratica?

L’ipotesi, che ad alcuni potrebbe sembrare azzardata, è che la sostenibilità possa essere solo un mito istituzionale, un insieme di regole razionalizzate che vengono seguite dalle organizzazioni – enti, associazioni, imprese, ecc. – per definire il proprio status in maniera positiva e garantirsi risorse e sopravvivenza. Per capire fino a che punto questa ipotesi è realmente un azzardo e scoprire qualcosa di più sui comportamenti più o meno virtuosi degli organizzatori e sul loro rapporto con il concetto di sostenibilità, negli ultimi mesi ho portato avanti una ricerca, nel tentativo di dare risposta ad alcune di queste domande, e a molte altre che mano a mano si sono fatte avanti. Si è così delineato, per quanto possibile, il panorama degli eventi sostenibili in Italia.
Scriverò più a lungo dei risultati della ricerca e delle mie osservazioni. Nel frattempo, per chi non sa aspettare e ha voglia e pazienza, ecco il testo della tesi ;)

Just greener. Teoria e pratica degli eventi sostenibili in Italia

Tesi: rush finale e l’aiuto del pubblico

La mia ricerca sugli eventi sostenibili procede!
Dopo un’analisi teorica, è arrivato il momento di vedere com’è nella pratica la situazione italiana. Ho quindi creato un questionario e l’ho inviato a svariati organizzatori di quegli eventi che per un motivo o per l’altro si propongono come sostenibili.
In questi casi, però, i risultati non sono mai abbastanza. Per questo ho pensato di usare il famoso aiuto del pubblico e ne approfitto per fare un appello ;)

question point

Il gioco è questo:
qui c’è il questionario –> form del questionario
E’ comodamente compilabile online e i risultati andranno direttamente nel file excel di google che in questi giorni è per me un compagno inseparabile.
E’ abbastanza corto, per compilarlo ci vogliono in media 10 minuti.
Se conoscete agenzie, associazioni, enti che gestiscono manifestazioni “variamente sostenibili” diffondetelo! I risultati verranno analizzati e inseriti nella tesi e alla fine di questa ricerca dedicherò un brindisi chiunque mi abbia dato una mano ad arrivare alla fine ;)
Grazie!

“Good” smoking (non abbandonate il vostro mozzicone!)

C’è chi dice che ormai sia una pratica demodé, che imbruttisca la pelle, che non sia più un segnale di trasgressione e di indipendenza, ma a quanto pare il fascino della sigaretta è ancora altissimo e le sue qualità antistress irrinunciabili per molti.
Cosa succede, però, quando abbiamo a che fare con centinaia, migliaia di spettatori fumanti che assistono a un evento? Se avete in programma di organizzare un concerto all’aperto o siete nel bel mezzo dei preparativi di un festival, quello dei mozziconi di sigarette è un problema che dovreste porvi!
E’ abbastanza evidente che le sigarette siano un problema non sottovalutabile e una breve passeggiata per le strade della nostra città non potrà che darci una conferma: i mozziconi vengono spesso abbandonati un po’ dove capita, sui marciapiedi, davanti all’ingresso dei negozi, alla fermata dell’autobus. Durante un evento all’aperto il panorama è più o meno lo stesso. Non possiamo impedire ai partecipanti di fumare in santa pace la loro sigaretta, ma possiamo invece provare a responsabilizzarli. Come?

sign

Le idee più efficaci sono venute, naturalmente, a chi da anni ha a che fare con il pubblico di grandi festival musicali in giro per il mondo, che hanno cercato di unire pratiche consapevoli alle abitudini delle persone.
Come prima cosa, si possono posizionare dei “cestini per la cenere” nei luoghi di sosta più congestionati (vicino agli stand gastronomici, dove si crea la fila per biglietti, toilette, ecc.). L’idea è che più sono visibili, colorati, ironici, più attirano l’attenzione e vengono quindi usati. Lo scopo è, naturalmente, quello di diminuire l’abbandono di mozziconi in giro per l’area dell’evento e riuscire, se non altro, a buttarli correttamente nella spazzatura.
Un’altra via percorribile – e secondo me anche più interessante – è quella di dare al pubblico-fumatore un portacenere personale, magari realizzato apposta per l’evento e, quindi, con la possibilità di utilizzarlo come ulteriore strumento di diffusione di informazioni. Inoltre, può essere un gadget utile da riutilizzare anche in seguito.

Per chi non conosce i problemi causati dai mozziconi di sigarette, ecco un breve riassunto.
Nel 2010, la rivista Industrial ACS ‘& Engineering Chemistry Research ha riportato un dato inquietante: ogni anno nel mondo verrebbero gettati circa 4.500 miliardi i mozziconi di sigaretta con un impatto enorme sull’equilibrio dell’ambiente.
Per ogni sigaretta che accendiamo, produciamo circa 4000 sostanze chimiche dannose che possono avere effetti cancerogeni, irritanti (acroleina, acetaldeide), tossici. Parte di queste sostanze viene filtrata (il filtro servirà pure a qualcosa!), ma in questo modo il filtro diventa un oggetto altamente inquinante che contiene non solo nicotina, ma anche ammoniaca, acido cianidrico, benzene. Senza considerare che la stessa cellulosa di cui è composto il filtro è una materia plastica non ecosostenibile! Trovate maggiori informazioni su wikipedia.

Insomma, ognuno è libero di scegliere se fumare o meno, ma informare i fumatori delle conseguenze e cercare di tamponare i problemi che le sigarette comportano all’ambiente è di sicuro una pratica da portare avanti se abbiamo in programma la realizzazione di un evento a basso impatto. D’altra parte, a volte una serie di micro-azioni possono portare a cambiamenti – anche di abitudini – significativi!

Appunti sparsi per un “green fundraising”

Idee innovative, filosofia di sfondo, armonia degli intenti. Quando si organizza un evento a basso impatto la coerenza la condivisione delle intenzioni è fondamentale e tutte le idee creative concorrono al miglioramento dell’immagine complessiva e alla sua comunicazione sia all’interno che all’esterno.
Come per ogni evento, però, bisogna considerare anche altri elementi meno appassionanti che riguardano, in particolare, la predisposizione di una serie di piani legati alla gestione del budget, dei movimenti finanziari, delle sponsorizzazioni.
Per quanto queste fasi siano fondamentali per la realizzazione di ogni tipologia di evento, nel nostro caso una buona pianificazione di questi aspetti può aiutarci a sfruttare al meglio questo momento di sperimentazione e di “presa delle misure”. In molti, infatti, cominciano a ragionare in una logica “a basso impatto”, ma fino a che punto ci si è spinti nel ragionare in termini strategici?

green cash
Uno degli aspetti che merita maggiore attenzione è sicuramente quello legato al fundraising. Puntare a forme di finanziamento che riescano a mettere in luce gli obiettivi ultimi del nostro evento è sicuramente una via forse un po’ complicata – implica indubbiamente una ricerca più puntigliosa e più “schizzinosa” e, trattandosi di soldi, non sempre è facile rinunciarci – ma che vale la pena prendere in considerazione.

Per quanto riguarda i contributi e i sostegni, in generale non facciamoci troppi scrupoli riguardo al coinvolgimento di enti pubblici (dalla dimensione locale a quella comunitaria) che, in un modo o nell’altro, riescono a dare al nostro progetto una credibilità che può essere spesa su più fronti. Soffermianoci invece un po’ di più sulla dimensione privata e chiediamoci quali sono i pro e i contro – sia a livello di immagine che di sostegno effettivo alla nostra causa – che può darci la collaborazione di un’organizzazione potenzialmente interessata al nostro evento. Tralasciando per un attimo il puro aspetto economico, cosa accomuna i nostri obiettivi a quelli di queste realtà? Stiamo effettivamente lavorando per andare nella stessa direzione oppure rischiamo di porre le basi per dei problemi di tipo relazionale e comunicativo?

Lo stesso discorso dovrebbe essere fatto anche per eventuali collaborazioni con terzi. In generale, forme di co-finanziamento, co-marketing, ecc. dovrebbero essere valutate attentamente, soprattutto per quanto riguarda l’immagine che vogliamo trasmettere all’esterno (non solo al pubblico, ma anche alle altre realtà coinvolte).

Se guardiamo a queste forme di collaborazione da un’altra angolazione, invece, ci accorgeremo che i rapporti con organizzazioni innovatove possono esserci utili soprattutto da un punto di vista tecnico. Ovviamente non sto rivelando niente di nuovo, ma vale la pena ricordare che il tema della sostenibilità ambientale è, tutto sommato, abbastanza nuovo e ancora in espansione. Questo significa che gli spazi di sperimentazione sono ancora molto ampi e che possiamo (o addirittura dobbiamo) prendere in considerazione tutti i passi avanti che le imprese, gli enti, le associazioni fanno in continuazione. Ogni giorno vengono sperimentate soluzioni nuove e ne vengono scartate altre. Rendere il nostro evento una sorta di banco di prova di alcune di queste nuove idee potrebbe essere un modo per renderci parte di questo percorso collettivo e per creare dei rapporti con parte di queste realtà innovative.
D’altro canto, offrire la possibilità di testare e rendere visibili alcuni progetti potrebbe essere un modo per creare dei rapporti più o meno stabili con queste realtà (e, perchè no, magari rischiare pure di ridurre alcune spese!).