Un’estate al CO2PENHAGEN – 1#

Un anno fa ero appena tornata da Copenhagen, dove da lì a poco si sarebbe tenuto il COP15. Grandi aspettative, conferenze, incontri. Si aspettava con ansia di vedere cosa sarebbe successo, se sarebbe cambiato qualcosa. Sappiamo bene com’è andato il COP15, ma non sarebbe corretto dire che il bilancio è stato tutto negativo. E’ cambiata infatti la percezione delle persone, se non altro di alcune, e questo evento mondiale tanto atteso è diventato un modo per mettersi alla prova, partecipare, far vedere di cosa si è capaci al di là della “grande” politica.

cartolina co2penhagen

E’ così che è nato il CO2PENHAGEN, definito dagli organizzatori The World’s First CO2-neutral Festival. L’idea è di Katrine Vejby e Nina Jensen, una giornalista e un’architetta danesi, che nel 2007 si sono chieste quali potevano essere le vie per coinvolgere e sensibilizzare i più giovani ai temi della sostenibilità ambientale. L’idea, in fondo abbastanza semplice, era quella di portare i ragazzi – universitari, liceali, ecc. – in un luogo in cui il divertimento è uno dei due temi principali. L’altro è, naturalmente, la sostenibilità.

La sfida era quella di avvicinare i più giovani a un’immagine non noiosa o esasperata di ecosostenibilità, per dimostrare che pratiche più consapevoli non necessariamente devono influire sulla bellezza e sulla piacevolezza dell’evento. La sensazione, infatti, è che non siano in pochi ad associare il concetto di sostenibilità a qualcosa di noioso, schematico, puramente informativo o tecnico. L’idea è stata quindi quella di proporre un festival musicale cercando di coinvolgere importanti artisti sia danesi che stranieri che potessero attirare i ragazzi, cercando al tempo stesso di ridurre al minimo l’impatto ambientale.

Può non sembrare un’idea originale, considerando che già in Gran Bretagna da alcuni anni decine di eventi musicali puntano ad essere riconosciuti come eco-friendly (non a caso l’idea del festival danese è venuta proprio durante un viaggio in Inghilterra), ma c’è qualcosa nel CO2PENHAGEN che lo rende differente da tutti gli altri esperimenti. Ci sono infatti eventi che si concentrano sull’adozione di tecniche preventive, come il risparmio energetico, la riduzione dell’inquinamento in loco, una gestione organizzata della raccolta differenziata, il coinvolgimento dei visitatori come parte integrante del processo di greening, ecc. Ce ne sono altri, invece, che puntano a ciò che da alcuni viene definito l’essenziale, ossia la compensazione delle emissioni dell’intero evento tramite il coinvolgimento di ditte specializzate. Per non dimenticare poi  chi cerca di fare proprie entrambe le prospettive (uno degli esempi europei più conosciuti è T in the park).

Il CO2PENHAGEN è singolare proprio perchè cerca di scavalcare questa dicotomia per cercare un’altra soluzione al problema. A fianco a una ricerca quasi ossessiva delle materie prime più ecosostenibili – dai divanetti gonfiabili in plastica riclicata alle magliette in cotone organico – e a soluzioni di risparmio energetico – con un uso di luci a basso consumo e con centri per la raccolta differenziata – c’è infatti quella che a mio avviso rappresenta l’innovazione vera e propria: la produzione di energia in loco. Il Festival è stato organizzato al DTU, università tecnica danese di Copenhagen, dove vari dipartimenti si occupano di sostenibilità – sia da un punto di vista tecnico che organizzativo – e dove sono nate una serie di start up legate alle energie rinnovabili. Due soluzioni, in particolare, si sono rivelate particolarmente significative nella gestione energetica di questo evento, il motore Stirling e il gassificatore Viking, ai quali si sono aggiunti due generatori a bio-etanolo di 2° generazione, biciclette per la produzione di energia, ecc.

Ad oggi – nonostante tutte le lacune del caso – questo rimane secondo me uno degli esempi più significativi di evento a “impatto zero”, perchè parte con lo spirito che dovrebbe contraddistinguere ogni evento che si voglia definire “verde”: non semplice compensazione, ma una preparazione consapevole di tutto l’evento, con un’attenzione rivolta sia al coinvolgimento interno degli organizzatori, sia al pubblico.

Proprio per la complessità di tutto il processo organizzativo – per molti versi non troppo diverso da quello di un classico festival musicale – varrà la pena approfondire alcuni aspetti legati alle singole fasi e soluzioni addottate. Next time!

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  1. Pingback: Sensibilizzazione, partecipazione, coordinamento – AmbienteFestival 2010 | Just greener

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