La sostenibilità passa dal bagno | Comunicazione, intenzioni e azione

Nelle ultime settimane mi è capitato di visitare varie strutture ricettive – soprattutto alberghi e agriturismi – e di rimanere piacevolmente sorpresa di fronte a un esplicito interesse dei gestori nei confronti della sostenibilità ambientale. Le strutture, molto diverse fra loro, provavano a comunicare ai clienti gli obiettivi e le modalità di risparmio e riciclo con numerose targhette e avvisi disseminati in più punti della camera.
Alcune strutture erano certificate e rispondevano ai parametri Ecolabel per il turismo, altre invece non seguivano un vero e proprio prontuario, ma si affidavano soprattutto alla sensibilità dei singoli gestori nella scelta delle soluzioni migliori e più adatte al contesto. Casi molto diversi fra loro che mi hanno incuriosito e, come al solito, hanno sollevato qualche domanda nuova.

Ho notato che le attenzioni principali sono riservate alla raccolta differenziata, al risparmio idrico e alla riduzione di flaconcini monodose. In un agriturismo, ad esempio, hanno aderito al programma DocciaLight per diminuire la portata della doccia con l’uso di riduttori di flusso.
In un albergo, invece, ci tenevano a sottolineare che lo spreco di acqua passa anche dal lavaggio eccessivo di lenzuola e asciugamani, cercando così di responsabilizzare l’utente e incoraggiandolo a non mettere a lavare gli asciugamani dopo un solo utilizzo.
E i saponi? Spesso li ho trovati in dispencer a muro, sia vicino ai lavandini che nelle docce. Nei casi più interessanti, i saponi erano prodotti a livello locale e avevano proprietà particolari.

Questo rapido – e involontario – giro di perlustrazione mi ha lasciato con alcuni pensieri riguardo alla comunicazione degli obiettivi di sostenibilità e alle pratiche in uso:

– sembra che, oggi, la sostenibilità ambientale nelle strutture ricettive passi soprattutto dal bagno. Almeno agli occhi dei clienti. È lì, infatti, che si concentrano le azioni – e le comunicazioni – principali.
In bagno si parla di risparmio idrico. Si chiede di contribuire. Si mettono i dispencer.
È lì che spesso ho visto i cartelli che chiedono di non buttare oggetti riciclabili nel cestino dell’indifferenziata (salvo, poi, non mettere in evidenza i cestini della raccolta differenziata che, in più casi, erano fuori dalla camera, lungo i corridoi o addirittura vicino agli ascensori).

– quanto basta esporre il cartello che comunica la certificazione della struttura? È un livello di comunicazione sufficiente?
Mi sono fatta questa domanda di fronte a situazioni in cui sembravano evidenti delle scollature fra l’intenzione e l’azione. Al mio occhio da semi-profana, proporre una responsabilizzazione del cliente sul versante “asciugamani” e poi mettere comunque a lavare anche i teli coscienziosamente ripiegati dal cliente sulla mensola è un controsenso. Così come, se si decide di usare dei dispencer, non vedo la necessità di mettere in bella vista sul lavandino anche i flaconcini monodose. Questo giusto per fare qualche esempio.

Le mie riflessioni?
I clienti sono difficili da coinvolgere ed “educare” a uno stile di vacanza più responsabile, soprattutto se la sostenibilità ambientale non è alla base delle scelte di viaggio. Messaggi discordanti come quelli che ho osservato, però, possono essere controproducenti: si rischia di non rendere credibile il proprio messaggio, di vanificare lo sforzo – grande – di sottostare a delle regole rigide. Il prezzo, in quel caso, è disincentivare chi non ha dimestichezza con queste pratiche e chi non vuole rinunciare alle comodità – quante volte ho sentito dire che in vacanza non si vuole pensare a niente, figuriamoci all’ambiente! -. Ma, ancora peggio, si rischia di deludere chi ha scelto certe strutture proprio per il loro impegno sul piano ambientale.

Rimango convinta che le regole siano importanti, ma non sufficienti. Buona parte del lavoro la fanno gli operatori che, giorno dopo giorno, sensibilizzano non solo i clienti ma anche tutto il personale, dando messaggi magari piccoli, forse spesso quasi invisibili, ma comunque importanti, capaci di dare contesto e supporto alle scelte fatte.

Per quello che mi riguarda, posso dire che rimango sempre piacevolmente colpita dalle strutture che si mettono in gioco e che cercano di fare proprie le regole dettate dalle certificazioni o che, a prescindere dai prontuari, introducono soluzioni responsabili. Spesso, però, il messaggio che mi arriva non è dato dai cartelli, quanto piuttosto dalle piccole azioni e congruenze che vedo durante il mio soggiorno.

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