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Racconto turistico e sostenibilità: una serie di nuove/vecchie domande

Inauguro il filone di Justgreener sul turismo responsabile con alcune riflessioni scaturite dall’evento “Il racconto turistico [come] può essere sostenibile?” organizzato da TagBoLab in occasione del Festival I.ta.cà di Bologna. Ho partecipato all’incontro con grande interesse e l’ho visto come un’occasione per rispolverare alcune tematiche legate alla sostenibilità e riportarle anche nell’ambito turistico.

Come prima cosa, vale la pena segnare alcune parole chiave emerse durante l’evento:

  • condivisione
  • trasparenza
  • responsabilizzazione
  • recupero
  • rete

A una prima occhiata, qualcuno potrebbe commentare che non c’è niente di nuovo e che, ormai, questi termini sono all’ordine del giorno per chi si occupa di sostenibilità. In realtà, credo che questo non sia sempre vero. Quanto spesso si riesce a tradurre in pratica le buone intenzioni? E quando si riesce davvero a portare avanti progetti innovativi nonostante la complessità (delle relazioni, del territorio, della burocrazia…)?
I relatori hanno dato una ventata di ottimismo e hanno raccontato situazioni in cui i passi sono stati molti e sicuramente positivi. Da chi dà spazio ai cittadini per una progettazione condivisa del turismo (Il turismo che vorrei, Regione Liguria) a chi supporta il recupero del territorio (Icea), da chi lavora per un uso al 100% delle risorse – anche umane – disponibili (co/Auletta) a chi lavora sui percorsi emozionali e di racconto sfruttando la condivisione e i rapporti di rete (Blogville Emilia Romagna e Can’t forget Italy).
Tutte realtà dalle quali prendere spunto, sicuramente interessanti soprattutto per le PA o per consorzi di promozione, che si trovano davanti a idee “facilmente” (ma non dimentichiamo il fattore volontà) implementabili.

Il mio punto di vista, però, ultimamente si è focalizzato soprattutto sulla dimensione più piccola del singolo operatore. E mi chiedo: cosa può fare, il singolo operatore, per rendere più responsabile e più sostenibile la propria attività di ricezione turistica? Le possibilità sono tante, certo, e vedono in prima fila la trasparenza, la responsabilità, le pratiche di condivisione (online, ma non solo) e, anche se in maniera più limitata, le attività di recupero (del territorio, delle tradizioni, delle relazioni…). Ma come le si implementano in maniera sostenibile in senso lato, ma anche per la singola attività in questione? Quali sono i costi di azioni di questo genere? Quali sono, se ce ne sono, le regole da seguire?

Come chi ha una certa confidenza con questo blog sa bene, non ho una grande passione per le certificazioni, che da una parte, è vero, tutelano fornendo degli standard e una chiave di lettura, ma dall’altra rischiano di incasellare in maniera fin troppo stretta le singole realtà (al tempo stesso il pro e il contro).
Ammetto, però, che un qualche tipo di linea guida deve pur esserci, anche se non bisogna sottovalutare il rischio di dividere il mondo del turismo in buoni e cattivi, lasciando nel limbo tutte quelle realtà che, per vari motivi che ben possiamo immaginare, spesso legati alla mancanza di fondi, non riescono ad esaudire tutti i desideri di una check-list.

Nel caso del turismo responsabile, inoltre, le certificazioni esistenti aiutano a rendere più chiari alcuni ambiti, è vero, ma non esauriscono il panorama di azioni – spesso semplici, spesso legate a modalità di condivisione diretta – che i singoli operatori possono mettere in atto.
Parliamo di racconto turistico, appunto. E non solo di azioni strutturali (nel senso stretto del termine, e mi riferisco quindi di caldaie, sistemi di riduzione dell’uso di acqua, risparmio energetico, ecc.).
Come si coniugano queste due anime quando si parla di turismo responsabile? O, meglio, come si riesce a farle stare nello stesso discorso? Una è la base dell’altra? Come si può riuscire a orientarsi e a valutare?
E, di nuovo: quali strumenti abbiamo a disposizione?

Confermo, l’incontro del 1 giugno è stato una bella occasione per rispolverare alcune tematiche che mi stanno particolarmente a cuore, anche se – come probabilmente si è capito – ciò che è (ri)emerso sono anche e soprattutto alcune questioni e dubbi che ormai mi porto dietro da anni. Anzi, se possibile le domande si sono anche moltiplicate! Ma non credo sia una cosa necessariamente negativa. Per questo, chiudo questa bella esperienza con un misto di rinnovato interesse e di gratitudine, perchè mi è servito per rimettermi in pista con grandi spunti e, perchè no, anche qualche nuova domanda 😉

P.S. A proposito dell’evento “Il racconto turistico [come] può essere sostenibile?” il sunto fatto da Lidia Marongiu Cosa serve per un racconto turistico sostenibile: lesson learnt è molto efficace.

Roma: seminario gratuito sugli eventi sostenibili

Che impegni avete il 18 giugno? Se siete interessati all’organizzazione di eventi “green” potreste essere interessati al seminario “La differenza tra Green e sostenibilità: l’organizzazione di eventi sostenibili”, promosso da Youtobegreen.
Si parlerà di green event, delle ragioni che spingono verso una scelta di questo tipo e di accorgimenti da tenere in considerazione per rendere un evento più sostenibile. Interessante, per chi non ha dimestichezza con il tema e per chi vuole approfondire, una parte legata agli standard che, a livello mondiale, regolano gli eventi sostenibili ((BS 8901 – ISO20121, APEX/ASTM, ma anche il disciplinare RINA-ECOCONGRESS).

L’incontro si terrà a Roma presso l’SGM Conference Center, ma pare sia prevista anche la possibilità di assistere via streaming (consiglio però di chiedere maggiori informazioni). Il seminario è a partecipazione gratuita con un numero di posti limitato. Trovate maggiori informazioni sulla pagina dell’evento.

Ci vediamo lì? 🙂

Accento sul verde!

A Udine arriva la Notte Verde, un’occasione per parlare di green economy e di sostenibilità. Un evento che naturalmente non poteva mancare nel calendario di Justgreener e che, anzi, dà il via a questa nuova stagione di eventi legati al tema “verde”.

Stasera anche io sarò a Udine, per assistere a una delle numerose iniziative organizzate in occasione di questa due giorni (4-5 maggio) dedicata a un nuovo modello di sviluppo. Si tratta di Accento sul verde, un appuntamento giunto ormai alla sua terza edizione durante il quale, per l’occasione, si parlerà di green economy.

Di cosa si tratta? Per 100 minuti, 10 oratori avranno a disposizione 7 minuti di tempo per raccontare i loro progetti, le proprie visioni, il proprio lavoro. Gli interventi saranno intervallati da un breve intermezzo musicale (3 minuti, per rientrare nei tempi!). Un evento particolare, ospitato da Vicino/Lontano.

Se siete in zona, ecco le coordinate: 20:30 presso Oratorio del Cristo, Largo Ospedale Vecchio.

Date un’occhiata anche alla pagina facebook This is Accento.

Comunicazione e sostenibilità: come si costruisce una buona reputazione?

In occasione della quinta Girl Geek Dinners Marche di stasera dedicata alla sostenibilità, ho ritrovato un passaggio della ricerca che ho svolto l’anno scorso dedicato alla comunicazione della sostenibilità ambientale degli eventi. In realtà, credo che gli eventi siano in questo caso solo una scusa per approfondire il discorso e trovare degli spunti interessanti anche per altri ambiti.

Come al solito, ecco un piccolo stralcio e, per chi vuole leggere tutto, in fondo trovate il pdf da scaricare 😉

“La corsa al greening, ossia al mostrarsi sempre più verdi e, soprattutto, più verdi della concorrenza, è un fenomeno che presenta almeno due facce interessanti da analizzare. Da un lato, come si è visto, è sintomo di un cambiamento radicale nelle modalità di consumo – di sicuro non ancora diffuso completamente, ma in forte espansione – e, dall’altro, è un nuovo strumento per la costruzione dell’immagine delle organizzazioni. Essere verdi – o se non altro mostrarsi tali – paga.

Dal punto di vista comunicativo, ad esempio, poter definire il proprio evento come “verde” è una componente aggiuntiva di grande impatto sul pubblico, tant’è che – come sta capitando anche in molti altri settori – sono sempre di più le campagne di comunicazione che puntano su termini come sostenibilità, basso impatto, ecologico, ecc.. Queste scelte comunicative hanno a che fare sia con l’intento di attirare nuovi consumatori, sia con la più complessa sfida legata al miglioramento dell’immagine agli occhi di stakeholder, acquirenti, concorrenti.

Chi si occupa di comunicazione, però, non può fermarsi al concetto di immagine. Al contrario, il successo che sta avendo il tema della sostenibilità implica un impegno più profondo, che investe processi legati alla responsabilità, individuale e collettiva, nei confronti di quanto succede nel mondo che ci circonda. Il concetto di immagine non è quindi adatto per raccontare l’impegno di un’organizzazione, ed è necessario fare un salto e cominciare a parlare di reputazione. È la reputazione a dare – o a togliere – credibilità e a condizionare sempre di più i consumatori.
Ma come si costruisce una buona reputazione?

Come si risponde a questa domanda? Nel pdf Eventi, sostenibilità, comunicazione trovate una parte delle risposte che ho trovato.

Geek&Green: le iscrizioni sono aperte!

Qualche giorno fa ho parlato della prossima GGDMarche “Geek&Green. Come usare la tecnologia per essere (più) sostenibili – La sostenibilità ambientale dall’offline all’online e ritorno“, il primo evento dedicato all’ambiente del gruppo Girl Geek Dinners marchigiano.

Oggi abbiamo aperto le iscrizioni! Le donne possono già prenotare il proprio ingresso, mentre gli uomini dovranno aspettare l’8 marzo (la coincidenza è se non altro curiosa ;)).

Iscriversi è semplice: basta cliccare il bottone qui sotto, inserire nome e mail ed è fatta! Sono rimasti pochi posti, quindi fate in fretta 😉

Eventbrite - Geek&Green. Come usare la tecnologia per essere (più) sostenibili. #ggdmarche5

Piccoli eventi (più) sostenibili: la quinta GGDMarche

Quanto è difficile organizzare un evento cercando di renderlo più sostenibile?

Anche in Italia ci sono ormai molte realtà che forniscono consulenze, supporto e certificazioni per eventi a basso impatto e, quando è possibile, è utile seguire un iter formalizzato accompagnati da professionisti.
Non è però detto che in ogni occasione ci si possa rivolgere a terzi per usufruire di servizi di audit e supporto. Anzi, se ci si pensa bene, sono molte le situazioni in cui ci si ritrova a organizzare eventi di piccole dimensioni all’insegna del volontariato e della buona volontà. E nella maggior parte di questi casi – se vi è capitato lo sapete bene – non è economicamente sostenibile pagare un servizio esterno.

Bisogna quindi rassegnarsi e lasciar perdere? Oppure è comunque possibile fare qualcosa che, anche se non porterà a una certificazione, potrà in parte ridurre qualche spreco e, soprattutto, aiutarci a entrare in un’ottica differente e scoprire soluzioni alternative?

Credo che valga sempre la pena provare a mettere in pratica qualche accorgimento, anche per capire fino a che punto ci si riesce a spingere, dove si trovano difficoltà, ecc.
È quello che abbiamo fatto durante l’organizzazione del quinto appuntamento Girl Geek Dinners Marche. Abbiamo scelto come tema il rapporto fra sostenibilità ambientale e tecnologia e abbiamo colto l’occasione per provare a rendere l’evento stesso un po’ più “verde”.
Come? Facendo delle scelte, provando a rinunciare a cose usuali nel mondo della comunicazione, ma spesso di dubbia utilità e cercando di pensare in maniera più coerente ogni nostra azione.
Non è semplice, certo, anche perchè spesso bisogna mettere d’accordo persone ed esigenze diverse, ma vale comunque la pena provarci.

Nel caso della quinta GGD MarcheGeek&Green. Come usare la tecnologia per essere (più) sostenibili – La sostenibilità ambientale dall’offline all’online e ritorno” siamo riuscite a mettere in pratica una serie di principi di base: dalla scelta del locale alle riflessioni sui gadget, dalla riduzione delle stampe al coinvolgimento di partner in linea con il nostro intento. Ci siamo scontrate con una serie di scelte semplici sulla carta, ma affatto facili da mettere in pratica.
La difficoltà più grande è, forse, uscire da una logica che conosciamo fin troppo bene e cercare delle alternative o, perchè no, scegliere consapevolmente di rinunciare ad alcune cose. Anche quando la tentazione è forte. Anche quando la soluzione meno sostenibile è – incredibilmente – gratis.

Abbiamo raccontato brevemente cosa abbiamo fatto sul sito ufficiale del gruppo GGD Marche, per fare il punto della situazione e, soprattutto, comunicare al nostro pubblico gli intenti dell’evento.
Certo, chissà quante altre cose avremmo potuto fare, ma come primo esperimento non mi sembra per niente male 😉

Mancano ancora due settimane all’evento, riusciremo a filare dritto e a non cadere in tentazione? Se siete girl e geek, perchè non venite a chiedercelo di persona il 16 marzo? 😉

Sostenibilità? Ma…fammi ridere!

Lo confesso, più di una volta mi sono chiesta perchè, quando si parla di ambiente e sostenibilità, si tenda a diventare noiosi e difficili da seguire. Spesso ciò che riguarda la comunicazione ambientale e l’ecologia viene associato a fanatici e aspiranti eremiti e al primo accenno a un – anche minimo – cambiamento delle abitudini quotidiane  si viene a volte additati come estremisti e retrogradi.

Riuscire a comunicare e diffondere informazioni e suggerimenti di buone pratiche non è un compito semplice e le strategie sono molte. Ad esempio, c’è chi ha deciso di superare l’iniziale diffidenza…buttandola sul ridere!
In realtà l’argomento è serio, come ricordano gli ideatori dello spettacolo EcoCabaret, ma lo scopo è riuscire a raccontare le nostre abitudini e i nostri errori con una risata, dando spunti di riflessione in maniera leggera e “commestibile” a tutti.

È dall’anno scorso che sento parlare di questo gruppo di comici, che ho cominciato a seguire anche su friendfeed. Qualche mese fa hanno rinnovato il loro sito internet e hanno pubblicato una serie di notizie relative ai loro progetti di comunicazione ambientale.
Di cosa si tratta di preciso? Come spiegano gli EcoCabarettisti nella loro presentazione, siamo tutti chiamati a dare il nostro contributo per salvaguardare l’ambiente in cui viviamo. Ognuno a proprio modo, ognuno nella propria realtà. Spesso ciò che si può fare è semplice, basta saperlo. E perchè, quindi, non scoprirlo con un sorriso?
Gli spettacoli ideati dal gruppo di comici servono proprio a questo! E per raggiungere lo scopo e comunicare con un pubblico più ampio, sono state ideate due versioni dello spettacolo: una più didattica – “Ambientiamoci” – e l’altra – “Differenziamoci” – adatta a ogni tipologia di spettatore.

Per vedere all’opera i cinque comici – Eugenio Chiocci, Alessio Parenti, Valeria Musso, Carlo Giuffra, Clara Taormina – date un’occhiata al calendario dei prossimi eventi sul sito Ecocabaret.it.
Potete seguire gli EcoCabarettisti anche su Twitter.

Il progetto sembra interessante soprattutto perchè tenta di rendere piacevole un qualcosa che, indubbiamente, richiede un po’ di attenzione quotidiana e che richiama al senso di responsabilità di ognuno di noi.
Mentre aspetto l’occasione giusta per andare a curiosare durante un loro spettacolo, mi chiedo se gli EcoCabarettisti abbiano già pensato ad abbinare alla sensibilizzazione anche delle forme di riduzione dell’impatto dei propri eventi. Quella degli spettacoli teatrali è una categoria un po’ particolare, sarebbe interessante capire quali strategie potrebbero essere applicate.